Exarco Associazione

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Psicologi Psicoterapeuti Milano, primo colloquio gratuito

Domande Frequenti

Che differenza c’è tra psicologo, psichiatra, psicoterapeuta?

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra sono tre diverse figure professionali spesso confuse tra loro.

Lo Psicologo è un professionista che ha conseguito una laurea in psicologia e si è abilitato all’esercizio della professione dopo aver sostenuto un tirocinio annuale post-lauream e l’Esame di Stato che gli consente l’iscrizione all’ordine professionale. L’ordine tutela gli utenti perché pubblica un elenco dei propri iscritti e interviene nei casi di errori professionali seri; se si hanno dei dubbi su un professionista o se si cerca una particolare specializzazione si può facilmente recuperare l’informazione contattando l’Ordine telefonicamente o attraverso il sito.  Lo psicologo può lavorare in molteplici ambiti (clinica, scuola, sport, lavoro, comunità, giuridico ecc). Chi esercita una professione con finalità sanitarie si occupa di prevenzione, diagnosi, sostegno e riabilitazione oltre a poter svolgere attività di ricerca e formazione. Lo psicologo effettua colloqui per conoscere la realtà delle persone che a lui si rivolgono; quando la situazione lo richiede può somministrare dei test per i quali si è adeguatamente formato.

I test possono essere di grande aiuto per mettere a fuoco un problema o una caratteristica di personalità ma andrebbero usati con competenza e correttezza nel rispetto della privacy di una persona. Per questo, la legge prevede che sia uno psicologo a somministrarli.

Lo Psichiatra è un professionista che ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia e una successiva specializzazione in psichiatria. Si occupa della diagnosi delle patologie mentali e della terapia, per la quale può prescrivere psicofarmaci sulla base di colloqui di approfondimento e dell’analisi della condizione clinica e generale del paziente.

Lo Psicoterapeuta può essere sia uno psicologo sia uno psichiatra che ha conseguito la Specializzazione in Psichiatria o Psicoterapia presso una Scuola riconosciuta dal M.I.U.R. (Ministero dell’Università e della Ricerca) della durata di quattro anni. Si occupa della diagnosi e della cura del disagio psicologico per cui sceglierà un trattamento o una tipologia di intervento che può cambiare secondo l’approccio teorico della propria formazione (es. psicoanalitico, comportamentale, cognitivista ecc.). Spesso nel corso del proprio training molti psicoterapeuti si sono sottoposti essi stessi a una psicoterapia personale. Quando un terapeuta è stato ‘paziente’, egli stesso potrà comprendere meglio la condizione dei propri pazienti perché per primo si è messo in gioco con le proprie debolezze, fragilità e desideri. Egli avrà avuto modo di riflettere in profondità su temi importanti come le relazioni, il lavoro e la sofferenza che accomunano tutto il genere umano.

Non si deve aver paura di chiedere ad un professionista a quale orientamento appartenga o quale è stata la sua formazione: è un diritto dell’utente saperlo, aiuta a scegliere il professionista più adatto alla propria situazione e gli permette di tutelarsi da ‘praticoni’ poco seri. Inoltre, come ricordato precedentemente, grazie ad internet è possibile verificare se un professionista è veramente tale perché, in tal caso, risulterà senz’altro nominato nell’elenco dell’Ordine Professionale di appartenenza.

 

Quando rivolgersi allo psicologo?

Quando e perché rivolgersi a uno specialista della salute mentale è da sempre una questione controversa. In aree dove c’è una scarsa sensibilità psicologica per l’assenza dello psicologo sul territorio c’è il pregiudizio che ci si rivolga a quel professionista solo se si è un po’ matti’… In realtà, le cose sono molto diverse: tanto più si è coscienti di un proprio disagio come qualcosa che proviene da sé, tanto più si cerca un confronto per raggiungere un cambiamento; tanto più ci si ritiene ‘vittime’ degli altri, o di un mondo ostile, tanto meno si sarà in grado di pensarci e di considerare utile un interlocutore ‘professionista’ per dipanare una matassa che si è fatta troppo aggrovigliata. Riconoscersi come bisognosi d’aiuto o desiderosi di comprendere il significato delle proprie esperienze è un atteggiamento già di per sé introspettivo e riflessivo e, perciò, molto distante dalla pazzia che spesso implica proprio la perdita della capacità di usare pensiero ed emozioni per uscire da una condizione di grave sofferenza.

 

Quindi quando contattare lo psicologo?

Sarebbe ottimale farlo quando si avverte un disagio che non è ancora diventato un blocco importante a livello emotivo o un sintomo invalidante conclamato (es. attacco di panico, abuso di sostanze ecc.) perché, è più facile cambiare quando si è meno ‘incalzati’ dalla sofferenza. Per questo, lo psicologo a scuola è sempre una presenza importante perché può più agevolmente intravedere alcune problematicità sul nascere, riconoscere eventuali problemi e segnalare l’opportunità di un intervento per evitare, come spesso accade, che le condizioni peggiorino o si aggravino.  

Tendenzialmente ci si rivolge ad uno psicologo quando ci sono cambiamenti importanti che si fatica a fronteggiare: non si riesce più a studiare, si hanno problemi di relazione con le persone importanti affettivamente, si devono affrontare separazioni, lutti o ci si trova di fronte a sintomi apparentemente incomprensibili come ansia, attacchi di panico, insonnia, disturbi dell’alimentazione…

In ogni caso tutte le volte che non si riesce a dare un senso ad una sofferenza personale che si manifesta inspiegabilmente. 

 

Avrei bisogno di rivolgermi ad uno psicologo ma non posso permettermelo….

Gli psicologi lavorano per il Sistema Sanitario Nazionale perciò sono presenti presso gli ospedali (in vari reparti) e i presidi sanitari territoriali (centri di salute mentale, centri psicosociali, consultori ecc). L’accesso al servizio pubblico può comportare qualche fastidio come l’inserimento in liste d’attesa e l’impossibilità di scegliere o cambiare il professionista con cui vorrebbero stare. Per questa ragione, molte persone preferiscono avvalersi di prestazioni private. Le tariffe sono molto diverse a seconda del professionista; un principio generale è l’esperienza; quando lo psicologo ha più anni di ‘anzianità’, di lavoro e formazione può richiedere una parcella più alta (80 – 100 euro) mentre un giovane di solito non chiede più di 60 euro a seduta. In realtà, spesso si tiene conto delle eventuali difficoltà economiche che un paziente può portare, cercando un modo per venirsi incontro che possa soddisfare entrambi.

Exarco, in particolare, è un’Associazione di Promozione Sociale che riserva ai suoi soci tesserati tariffe calmierate considerevolmente più basse di quelle di mercato dei professionisti privati.

 

Quanto dura una psicoterapia?

E’ impossibile dare una risposta univoca a questa domanda perché dipende dall’approccio teorico del terapeuta, dalla complessità del problema del paziente e dagli obiettivi che ci si pone (cambiamento di aspetti della personalità? Sostegno in un periodo difficile della vita? Aiuto a prendere una decisione importante?...). I terapeuti di Exarco hanno tutti una formazione psicoanalitica per cui la ‘durata’ è calibrata sul paziente e non definita a priori dal modello teorico cui si è aderiti o da un pacchetto di incontri preconfezionato. Non è però una decisione presa solo dal terapeuta ma maturata insieme al paziente che nel corso del lavoro, sulla base del benessere che sperimenta e delle aree di sé che ‘scopre’ e indaga, può scegliere e desiderare di proseguire, di fermarsi, di ritornare e di nuovo andare.

 

Che differenza c'è tra psicoterapia e consultazione psicologica?

Per psicoterapia si intende un percorso definito con un terapeuta sulla base della iniziale definizione del problema del paziente (diagnosi) e, che prevede di solito incontri regolari (una o due volte alla settimana) di una durata definita (setting).

Con consultazione, di solito si intende una serie di colloqui iniziali (tre, quattro solitamente) che consentono al terapeuta e al paziente di conoscersi, di mettere a fuoco (sulla base del racconto del paziente) le aree problematiche e di procedere ad una diagnosi. Questa, non è da intendersi necessariamente come una’etichetta diagnostica’ con il nome di una patologia o di un disturbo riconosciuto ma come un quadro della scena ‘interna’ del paziente sulla base della sua storia di vita.

Non è detto che dopo la consultazione si proceda necessariamente ad una psicoterapia, potrebbe non essere l’indicazione più adeguata o potrebbe non essere un desiderio del paziente.

 

Perché scegliere la terapia di gruppo piuttosto che quella individuale?

In primo luogo bisogna ‘vedersi’ in una situazione di gruppo; se si avverte il gruppo come una risorsa e non ci si sente troppo a disagio all’idea di parlare di fronte agli altri dei propri problemi personali, il gruppo è una risorsa importante perché permette di avere punti di vista diversi su di sé oltre a quello del terapeuta e si avverte un grande sostegno. Se ci si vede di più in una situazione duale, più intima perché è un po’ mancata nella propria esperienza di vita o si desidera avere più spazio solo per parlare di sé, sarà una terapia individuale l’approccio più indicato. Molto spesso accade che si faccia prima un percorso di una serie di colloqui individuali prima di maturare la decisione di far parte di un gruppo. In ogni caso è importante parlarne con il terapeuta che si è scelto e tenere conto del fatto che abbia una formazione come terapeuta di gruppo, cosa che non è scontata.

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