Exarco Associazione

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Psicologi Psicoterapeuti Milano, primo colloquio gratuito

Coronavirus e scuola

21 febbraio 2020 “Ciao Raga, ci si vede lunedì!!”.

Poi il Covid.

Con questo pesante sospeso si sono salutati l’ultimo venerdì di scuola tante ragazze e ragazzi, senza sapere che poi quel lunedì non sarebbe mai arrivato. Ma cosa ha significato la chiusura delle scuole e il successivo isolamento per gli studenti italiani e che conseguenze ha avuto sul piano personale e psicologico?

La primissima reazione è stata per molti la gioia: una vacanza inattesa. A seguire un periodo di incertezza, speranza, attesa. Dalla chiusura delle scuole lombarde, il blocco è stato esteso in tutte le regioni italiane. A singhiozzi e tra molteplici ostacoli è cominciata la didattica a distanza, che all’inizio sembrava dover avere solo la funzione di ponte, mantenere i legami in attesa che le lezioni, “quelle vere”, ricominciassero. Poi, mentre tutti, adulti e bambini, imparavano ad accogliere i mezzi della tecnologia all’interno delle proprie sfere relazionali, questo nuovo modo di fare scuola è diventato sostanza. Il ministero ha decretato che per l’anno scolastico 20119/20 non si sarebbe tornati dentro le mura scolastiche, se non per effettuare l’esame di maturità, le cui modalità sono rimaste vaghe fino agli ultimi momenti.

All’interno di questo clima di incertezza, gli aggiornamenti circa la situazione di pandemia e la condizione di lockdown hanno influito sugli stati emotivi di tutti, inevitabilmente anche di ragazzi e bambini. Alcuni si sono sentiti improvvisamente bene, sollevati dal peso delle aspettative sociali, altri invasi dal panico, impauriti, disorientati, altri ancora in preda a uno stato di perenne noia-apatia-svogliatezza-boh.

I rapporti sociali si sono trasformati e, nonostante la generazione dei cosiddetti nativi digitali maneggiasse con più dimestichezza di molti adulti gli strumenti tecnologici che hanno fatto da impalcatura alle strutture relazionali durante la quarantena, alcuni aspetti sono stati profondamente compromessi. Si pensi ad esempio all’assenza del corpo nella rete, non si può baciare il proprio ragazzo, non si può giocare a palla, non si può dare la mano alla migliore amica; oppure al cambiamento delle relazioni gruppali “non c’è un momento in cui possiamo essere gruppo senza un adulto presente; prima a scuola, almeno al cambio dell’ora o all’intervallo, eravamo classe. Solo noi” dice uno studente della scuola media. La scuola in qualità di contenitore di una complessa rete di socializzazione ha subito una lunga e profonda interruzione.

Alcuni hanno saputo trovare una propria collocazione dentro questo nuovo quadro di crescita e sviluppo, altri stanno ricominciando ora a fidarsi e riaprirsi al mondo, altri stanno ancora facendo i conti con le ripercussioni del lockdown e della mutata socialità, e si trovano ad affrontare situazioni che vanno dal rischio di dispersione scolastica, alla fobia sociale, dal presentarsi di condotte ossessivo compulsive, a stati di ansia, dalla vergogna sociale alla depressione.

Sicuramente ha molto giovato e aiuta incontrare sul proprio cammino di crescita degli adulti, genitori, insegnanti, educatori che non solo sappiano riconoscere i vissuti di malessere, dandogli il giusto valore, ma anche accompagnare bambini e ragazzi in un percorso di significazione che permetta di riappropriarsi della quotidianità, del piacere di stare nelle relazioni e in contatto con i propri obiettivi e sogni.

Talvolta i genitori si possono sentire senza strumenti, incapaci di tirare le giuste corde per sbloccare nodi apparentemente indistricabili.

L’aiuto di un professionista può offrire ai genitori uno sguardo diverso; ai bambini e ragazzi in difficoltà uno spazio sicuro dove lavorare sul proprio malessere.

I professionisti di Exarco svolgono anche consulenze a distanza, avvalendosi di diverse piattaforme digitali per incontrare i bisogni dei nostri pazienti.

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