Exarco Associazione

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Psicologi Psicoterapeuti Milano, primo colloquio gratuito

Domani chissà...

No, non è un momento facile. Il dramma sociale generato dal Covid ci colpisce profondamente e ci costringe a fare i conti con qualcosa di imprevisto e imponderabile.

Durante questo periodo, molte persone arrivano in studio con grandi sentimenti di incertezza che spesso si annodano ad un senso di fallimento e di impotenza. Una giovane educatrice mi raccontava ad esempio che da quando ha ricominciato a lavorare ha già cambiato tre scuole diverse e non sa  quale sarà la sua destinazione professionale da qui a un mese. Un giovane ristoratore denunciava con rabbia la sospensione della sua nuova attività e l’impossibilità di riavviarla.

Aleggia un sentimento di precarietà che ormai non riguarda più solo la salute fisica ma si insinua in ogni aspetto della realtà. Non è possibile fare alcuna previsione, navighiamo a vista in balia di questa pandemia che ha sconvolto le nostre vite. Oltre alla paura e alla rabbia, il sentimento più comune è quello di non avere più il controllo sulle proprie vite. Per molte  persone, affrontare cambiamenti così repentini e veloci nell’ambito della propria vita familiare, lavorativa e sociale in generale è all’origine di un fortissimo stress psicologico. Durante una seduta, una giovane donna mi ha detto: “ho paura di impazzire, non ho più il controllo su niente. Può succederie che esca di testa?”. Davanti a forti angosce, è piuttosto normale sentirsi disiorientati. Tutto ciò che era noto e conosciuto perde queste caratteristiche di certezza e di chiarezza. Il timore di “uscire di testa” che appare legato alla perdita di controllo testimonia anche un desiderio di “uscire” da uno spazio fisico-mentale in cui ci si è sentiti segregati, come è avvenuto per mezzo delle chiusure e delle restrizioni.  

E tuttavia ogni crisi può rappresentare un momento di grande esperienza e di crescita personale. Alcune persone hanno ad esempio maturato il desiderio di cambiare lavoro proprio durante il lockdown, per altri l’isolamento ha generato un desiderio di vicinanza affettiva. Ricordo un giovane uomo che mi ha detto“non mi ero mai accorto di quanto fossi veramente solo finchè non lo sono stato”. 

In alcuni casi, per affrontare la disperazione personale è necessario empatizzare con il dramma sociale.  Sentirsi vittime di un destino avverso o di un sistema crudele oltre ad essere un modo di affermare il proprio dolore è anche il segno di una importante immaturità in cui “esistiamo solo noi e i nostri problemi”. Ridimensionare i problemi spesso significa ridimensionare il proprio ego, dismettere quelle forti parti narcistiche votate all’autoreferenzialità e provare a connettersi con la sofferenza degli altri che in questo momento è la sofferenza di tutta quanta la nostra comunità.  C’è la possibilità di stare meglio persino in un momento così difficile ma talvolta passare per la disperazione e lo sconforto è inevitabile e anzi necessario per riposizionarsi con fiducia verso sè stessi e il proprio futuro. Se hai bisogno di parlarne, contattaci compilando il form che trovi a lato.

 

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