Exarco Associazione

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Psicologi Psicoterapeuti Milano, primo colloquio gratuito

25 Novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Non è solo una questione di numeri. E già questi soli bastano a dare un quadro della situazione. Solo nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi sono stati 91, in pratica uno ogni tre giorni. L’emergenza sanitaria ha peggiorato una situazione già drammatica e la convivenza forzata non ha aiutato le donne che vivono situazioni in cui vengono maltrattate.

Dopo anni ancora si parla di raptus di follia, ma l'uccisione della donna in quanto donna è soprattutto il tragico epilogo di una serie di atteggiamenti psicologici, culturali e sociali: non è quasi mai un fatto isolato, un gesto improvviso, un raptus. Molto più spesso è la conclusione premeditata di una escalation di violenze psicologiche e fisiche. 

La violenza sulle donne, pertanto, non è solo 

rappresentata dal femminicidio, ma da tutti quegli atteggiamenti e comportamenti che sono volti a denigrarle, sminuirle, reificarle, come se non fossero persone, ma oggetti di proprietà. In quest’ottica è facile intuire come il perdurare del modello socio-culturale patriarcale abbia un’influenza su tali violenze.

Cosa impedisce a una donna di fuggire da uomini violenti? Cosa le impedisce di leggere i segnali preliminari già presenti da tempo e che spesso sono estremamente chiari? 

L’esperienza clinica, ci mostra come l’indipendenza e l’emancipazione lavorativa e nella vita pubblica non vada di pari passo con quella emotiva, sentimentale e psicologica per cui le donne spesso si trovano in relazioni sbagliate. Ciò può portarle ad accettare la sofferenza psicologica e fisica fino a morire a causa del proprio partner. In questi casi viene accettato ciò che non è accettabile e quasi senza rendersene conto la donna diviene “prigioniera”  del rapporto tanto da non poterne rompere il meccanismo.

È fondamentale che le donne imparino a riconoscere le situazioni a rischio. Anche un urlo improvviso, una minaccia, un insulto devono essere presi in considerazione e suonare come un campanello di allarme di qualcosa di più grande! 

Un uomo violento non cambia con l’amore di una donna e quello che dà non è amore, non è ciò che la donna merita: è violenza.

Ciò che nel nostro piccolo possiamo fare è offrire uno spazio di ascolto a queste donne, che spesso non hanno voce, parole, possibilità di uscire di casa e denunciare i loro “aguzzini” poiché la paura di raccontare produce altra paura e vergogna di essere addiate come “quelle che se la sono cercata”. 

Possiamo porre attenzione a quegli atteggiamenti troppo comuni e definiti ormai normali in cui una donna viene messa a tacere, relegata ai margini o costretta a rinunciare ai propri desideri. Possiamo educare i nostri figli fin da piccoli alla non violenza, al rispetto, alla parità. Poichè sempre ogni forma di violenza, sia essa fisica o psicologica, sia revenge porn o stalking, siano minacce o umiliazioni, va sempre condannata.

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